Reporter in emergenza

Quando si parla di reportage, si intende un servizio informativo, scritto, fotografico o entrambi che sia, in cui si racconta un fatto, un ambiente, un evento…
La qualità di un reportage dipende naturalmente dalla bravura e dalla professionalità dei reporter che ci lavorano su, nel cogliere i momenti salienti dell’evento, lo scorcio migliore a rappresentare un luogo, il particolare giusto che racconti il fatto ecc.

L’enciclopedia Treccani

La Treccani, a riguardo ci dice anche:

Caratteristica tipica del reportage è non limitarsi a fornire una serie di notizie, ma cercare di descrivere l’ambiente, il contesto, il retroterra dell’avvenimento e di fornire al lettore notazioni che gli consentano di cogliere meglio il complesso di elementi che circonda e spesso condiziona il fatto raccontato.

 

Ma qual’è il ruolo attivo del reporter oltre alla competenza professionale?

Quanto influisce sul lavoro l’idea, o anche l’ideologia, dell’essere umano sulla realizzazione del servizio: le scelte, il taglio, i tagli…Quanto c’è di soggettivo e quanto influisce l’aspetto emozionale nel racconto di un fatto o di un evento che dovrebbe essere il più oggettivo possibile?

Qui entra in gioco la professionalità dell’operatore. 
Nel raccontare i giorni dell’emergenza Covid nell’ospedale e nel territorio di Urbino, ho cercato di mettere in campo la mia professionalità; esperienza, competenza, sensibilità, nel raccontare un evento, reale, drammatico, senza precedenti.
Volevo raccontare il lavoro di medici e infermieri in quei giorni, il rapporto con i pazienti, il fatto di come in queste situazioni vengano a crollare le certezze, i riferimenti sicuri, ma anche le diversità di ruoli, le gerarchie, per un unico intento che è quello di salvare vite umane.

 

E questa è realtà dei fatti, quale che sia la verità causale a monte.
La fotografia ritrae un operatore sanitario conforta un malato di covid attaccato ad un respiratore, da
da “COVID19: quei giorni, sotto il cielo di Urbino di Tonino Mosconi

Lo spazio delle opinioni

Che il Covid sia (stata) una farsa inscenata dalle multinazionali, un complotto internazionale, un errore volontario, un’invenzione dei media, una tragedia reale, poco importa in questo frangente. 
Se le cause possono essere opinabili, e con molteplici sfaccettature perlomeno quante sono le facce degli opinionisti, gli effetti sono reali e non lasciano tanto spazio a discussioni.

Compito del fotoreporter, a mio avviso, è quello di integrarsi nell’evento che sta vivendo, diventando parte di esso senza che l’evento stesso venga distorto, o quanto meno lo sia in misura minore possibile, dalla presenza fisica e ideologica dell’operatore che dovrà “riportarlo”.

Come diceva Erns Haas:
“Fotografare dovrebbe essere come camminare nella neve senza lasciare impronte”.
 
 
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